Sottovalutazioni del rischio, mancata pianificazione e incapacità organizzativa…

1) NON AVER PREDISPOSTO UN PIANO PANDEMICO REGIONALE (la Regione Lazio dopo 12 anni non ha mai recepito e aggiornato il Piano nazionale di contrasto alle pandemie). Oggi avremmo avuto un Coordinatore Unico Aziendale per la Pandemia in ogni asl, azienda ospedaliera, policlinico universitario e Ircss della Regione Lazio, con un unico protocollo di interventi pianificato centralmente, uniformando l’assistenza fornita ai cittadini su tutto il territorio regionale.

2) NON AVER REQUISITO SUBITO I POSTI LETTO DI TERAPIA INTENSIVA NELLE STRUTTURE PRIVATE accreditate della Regione Lazio, oltre naturalmente ad estendere il numero di posti letto nei reparti di malattie infettive o terapia intensiva dei maggiori ospedali PUBBLICI di Roma e delle province. Abbiamo perso settimane preziose per preparare l’accoglienza dei positivi al coronavirus, intasando i pronto soccorso di tutti gli ospedali senza isolare fin da subito i primi positivi.

3) NON AVER RIAPERTO SUBITO GLI OSPEDALI DISMESSI (Forlanini, S.Giacomo, riattrezzando tutti gli ospedali di provincia chiusi o depotenziati dal 2013 ad oggi).
Oltre ad aver chiuso troppi ospedali, la grave responsabilità politica è non aver riallestito prontamente quei padiglioni agibili in poco tempo e non aver minimamente preso in considerazione la possibilità di far valutare da tecnici esperti un piano di riapertura degli ospedali dismessi o sottoutilizzati. Oggi non avremmo avuto la necessità di utilizzare ospedali covid19 PRIVATI. Al posto dei privati, avremmo dovuto attivare tutte le strutture di supporto territoriale pubbliche, riconvertendo le abbandonate ed inutili “case della salute” in strutture per l’isolamento e la quarantena dei primi positivi al tampone.

4) NON AVER AUMENTATO SUBITO IL PERSONALE SANITARIO TERRITORIALE ED OSPEDALIERO, secondo il reale fabbisogno in prospettiva di un aumento di positivi e la necessita’ di evitare il burnout del personale al lavoro da troppi giorni senza pause. Non e’ stato avviato un bando urgente per l’assunzione di autisti e soccorritori del 118, non si e’ sbloccato immediatamente il concorso di operatore tecnico-autista, non si e’ utilizzata la graduatoria dei 7000 infermieri idonei, non si e’ stabilizzato tutto il personale precario medico, infermieristico e operatori tecnici-ausiliari in servizio.

5) NON AVER PREDISPOSTO PERCORSI SEPARATI NEI PRONTO SOCCORSO E NEGLI AMBULATORI per isolare una persona negativa ed asintomatica dalla persona potenzialmente malata Covid-19 oppure malata per la normale influenza stagionale 2019-2020 in atto (H3N2, circa 7 milioni di contagi). Non si sono attivate procedure per tutelare i soggetti al pronto soccorso da quelli con sintomi sospetti Covid-19, arrivati in pronto soccorso autonomamente o tramite ambulanza, in attesa dei riscontri sanitari. Non è stato predisposto nei primi giorni della pandemia un protocollo specifico, chiaro ed omogeneo fra tutte le Asl della Regione Lazio, per la gestione dei possibili casi di infezione all’interno dei pronto-soccorso.

6) NON AVER VERIFICATO CHE LE AMBULANZE DEL 118 FOSSERO IN NUMERO SUFFICIENTE attrezzate per il trasporto rapido infettivo a biocontenimento (di proprietà Ares 118 e private convenzionate), e non aver attivato subito le procedure di acquisto o noleggio, ne’ aver preparato preventivamente il personale con una formazione specifica per gestire una situazione di pandemia, dal punto sanitario ma anche psicologico.

7) NON AVER GARANTITO FIN DALL’INIZIO DEL CONTAGIO LA COMPLETA SICUREZZA DI TUTTO IL PERSONALE MEDICO OSPEDALIERO E TERRITORIALE (compresi i medici di base ed i pediatri che effettuano visite domiciliari) con un sufficiente numero di Dispositivi Individuali di Protezione e tamponi. Non è stata effettuata alcuna scorta di materiale prima della pandemia e si e’ dovuti procedere ad ulteriori acquisti di DPI causa esaurimento rapido, non garantendo la distribuzione in modo equilibrato fra tutti gli ospedali della Regione Lazio. Non si è previsto fin da subito la distribuzione equa a tutto il personale, comprese le lavoratrici precarie delle cooperative che puliscono e igienizzano gli ospedali, maggiormente esposte, facendo cosi’ che il numero di infezioni ospedaliere già critiche in condizioni normali non emergenziali, potesse aumentare.

8) NON AVER PREVISTO FIN DA SUBITO IL POTENZIAMENTO DEL SERVIZIO TELEFONICO REGIONALE DI ASSISTENZA AI CITTADINI con maggiore personale infermieristico e sanitario debitamente formato per gestire una condizione psicologica di emergenza ma anche per differenziare i sintomi covid19 dall’influenza stagionale H3N2. Le linee, insufficienti e in sovraccarico, sono state prese d’assalto generando ulteriore panico a causa dei lunghi tempi di attesa e delle mancate risposte. Il personale dei centralini, esternalizzato e in appalto, è scarsamente pagato e sotto organico a seguito del recente cambio appalto peggiorativo delle loro condizioni di lavoro.

9) NON AVER EFFETTUATO CAMPAGNE PUBBLICHE DI INFORMAZIONE/ EDUCAZIONE SANITARIA, SULLA CULTURA DELLA PREVENZIONE, E SULLA GESTIONE DELL’EMERGENZA, in accordo con i medici di base e i servizi domiciliari, riguardo le “procedure di sicurezza sanitaria di emergenza” per tutti i cittadini del territorio regionale, con particolare attenzione agli anziani soli, e ai soggetti fragili in carico ai servizi sociali ed alla rete di salute mentale.

10) NON AVER PREDISPOSTO PER TEMPO UN RAFFORZAMENTO DEI SERVIZI DOMICILIARI E DI TELEMONITORAGGIO per garantire una maggiore assistenza agli immunodepressi ed ai pazienti anziani pluripatologici con malattie croniche, statisticamente più fragili al contagio e predisposti ad aggravamento delle condizioni sintomatologiche. Pazienti
domiciliari e in carico alle RSA.

A causa di tutti questi errori dovrebbe essere nominato con urgenza un COMMISSARIO PER LA GESTIONE DELL’EMERGENZA COVID-19 PER LA REGIONE LAZIO, in quanto il Presidente della Regione, l’Assessore alla Sanità e la giunta regionale non sono in grado di gestire con la massima efficacia la gravità della situazione.

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